mercoledì 13 marzo 2013

HABEMUS PAPAM

Mercoledì 13 Marzo.
Roma. CITTA' DEL VATICANO

Nessuno se lo aspettava... All'improvviso la fumata Bianca... Prima del previsto... Coglie tutti di sorpresa...
Gli occhi adesso sono tutti puntati sul comignolo da cui esce il fumo candido.


Le telecamere impazziscono... La folla esplode in un boato e le campane iniziano a suonare a festa....
Il Sacro Collegio ha maturato la decisione alla quinta votazione...
Habemus Papam...
Chi è... Ancora non lo sappiamo... L'attesa si carica di emozione... A tratti esplosioni di gioia della folla festante fanno pensare che stia per uscire il decano per dire la frase prevista dal protocollo:
Habemus Papam.
I giornalisti sono arrivati da tutto il mondo per assistere a questo momento.
E' la nomina del rappresentante spirituale più importante del mondo...
Chi sarà... L'attesa dura ancora... e ancora..
La piazza è sempre più gremita sotto la pioggia scrosciante, ma il momento è storico, tanto da attrarre fedeli cattolici e di altre confessioni, i quali sono incuriositi da questo momento che i cattolici vivono con tanta intensità...
Le televisioni straniere, di paesi con un culto diverso cercano di spiegare ai loro ascoltatori ciò che questo momento significa per i cattolici. In particolare per quelli italiani.
La banda del Vaticano, accompagnata dalle Guardie svizzere, suona l'inno di Mameli e poi l'inno nazionale della Città del Vaticano.....
.......................................................................... Ancora attesa, tra gioia, emozione ed aspettative...
Dei papabili si è parlato molto. C'è bisogno di un Papa che sia Pastore e Guida.... Chi sarà?
Quale nome assumerà?
Finalmente, si affaccia alla finestra il Cardinale Jean-Louis Pierre Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso per dire qual'è il nome del neo-eletto Papa:
Cardinal Jorge Marius Bergoglio,  Arci-vescovo di Buenos Aires, Gesuita, 76 anni, di origini piemontesi...
Il nuovo Papa prenderà il nome di Francesco I.
Movimenti sulla Loggia di San Pietro, dopo una breve attesa esce il 266° Papa:
Francesco I.


Nel vederlo, la sua immagine rimanda a quella di un altro Papa, salito al Soglio Pontificio molti anni prima, Giovanni XXIII.
Le prime parole del neo-eletto santo Padre sono semplici, quelle di un Pastore che chiede ai suoi fedeli di camminare insieme. Si definisce Vescovo di Roma.


"Fratelli e Sorelle buonasera, voi sapete che il dovere del Conclave era di dare un Vescovo a Roma, sembra che i fratelli Cardinali siano andati a prenderlo alla fine del mondo... Ma, siamo qui....", poi il suo pensiero corre a Benedetto XVI, con una preghiera per lui... Quindi recita il Padre Nostro e l'Ave Maria.
Si pone con semplicità e chiede ai fedeli di dargli la loro benedizione...


ALASKA

250 miglia dal Circolo Polare. 49° Stato confederato degli Stati Uniti d'America.
Scenari incantati quasi mistici, fra nevi, ghiacci perenni, pini altissimi...
Tramonti che si tingono di arancione, per accarezzare tutte le sfumature di una tavolozza da pittore...
In sorvolo sul paese si sente una sensazione mista fra libertà e universo 0...




Il suo nome significa in lingua Aleutini terraferma. 1.720.000 chilometri quadrati circa di terra e ghiaccio. Più di tremilioni tra fiumi e laghi.Non è raro vedere un orso bruno in mezzo al fiume che sta pescando...
E non è nemmeno poi così raro attraversare boschi e notare qualche rara baita, che lancia segnali di vita.
Il fumo che esce dal camino e la carne, appesa ai rami per frollare, probabile bottino di un giorno di caccia...
Tutti sanno che la carne frollata, possibilmente sotto la neve, è migliore quando viene mangiata... Ma, lì sarebbe altrettanto certo che ad assaggiarla per primi sarebbero gli animali selvatici che popolano i boschi...




La città capoluogo è Juneau, ma la città più popolosa è Anchorage, con circa 283.000 abitanti.



Come vivono? Cosa fanno, oltre lavorare? Quali sono i divertimenti?
Chi vuole assaggiare dei piatti particolari può sbizzarrirsi, a partire dall'arrosto di balena bianca, alle pernice arrostita, sino ad arrivare ai bacherozzi allo spiedo. Quest'ultimo è consigliato solo ai palati più temerari.
Curiosando qua e la il tempo passa velocemente. La cultura degli Esquimesi e degli Indiani del Nord America è molto interessante. Scoprire come vivevano nei secoli passati e quali fossero le loro abitudini ed il loro modo di vivere nel quotidiano colpisce. Per l'organizzazione domestica e la preparazione degli abiti con le pelli di animale.
Immaginare gli scenari che si vedono, abitati dai loro nativi, porta a chiedersi "Come facevano?"
Eppure riuscivano anche a spostarsi con le slitte, via terra e con i kayak, via fiume.
Di qui, la voglia di fare un'escursione con il kayak, che se non si sa kayakare, diventa un'impresa non da poco. Ma, nel Glacier Bay National Park è qualcosa da non perdere. Si vedono cose che ti resteranno negli occhi a lungo. Un'altra impresa notevole è arrampicarsi sul Mount McKinley.
L'esperienza più elettrizzante, per chi ama un certo tipo di sport, sono le discese nel Nenana River...
Dove si svolge il Wild Water Festival, dopo il 4 luglio, una manifestazione che dura due giorni ed è teatro di gare nelle acque selvagge....

lunedì 7 gennaio 2013

GROENLANDIA

Ho preso spunto da una domanda posta da un internauta che chiedeva perché la Groenlandia si chiama Terra verde se è tutta di ghiaccio...
Così vi giro la domanda: "Come vi immaginate che sia la Groenlandia?"....
Distese di ghiaccio e spazi infiniti, dove cielo e ghiaccio sono un tuttuno? Si
Zone verdeggianti, dove i tramonti tingono di rosa e arancione piccoli laghetti? Si.
Scenari fiabechi, quasi irreali, fanno di questo paese, un territorio unico, che sa ancora di inesplorato...
Il suo nome in lingua locale è Kalaallit Nunaat, cioè "Terra degli Uomini", ma fu ribattezzata in Groenland, cioé Terra Verde intorno all'anno 1000.
 La leggenda vuole che un norvegese, tal Erik il Rosso, nel periodo intorno all'anno 1000 d.C., fosse stato esiliato dalla natia Islanda, come condanna per un delitto da lui commesso. Obbligato a prendere il mare, salpò per una terra che si trovava in direzione nord-ovest. La raggiunse e vi si insediò con la sua famiglia e, naturalmente i suoi thrall (schiavi). Chiamò il paese Terra Verde poichè, in quel periodo cosiddetto "Caldo medievale", era molto più verde, tant'è che nella parte sud dell'isola, sono state ritrovate testimonianze di un antico sviluppo rurale...
Naturalmente, vi sono altre leggende sull'origine del nome dell'isola...
Ma, ci limiteremo a quella di Erik il Rosso....
E' l'isola più grande del mondo, e geograficamente fa parte del continente americano, ma, politicamente è una nazione del Regno di Danimarca. Dei suoi circa 56400 abitanti, la maggior parte è di origine Inuit, la cui principale fonte di reddito è la pesca..
Si trova tra il Canada e l'Islanda, nell'estremo nord dell'oceano Atlantico.
La parte più settentrionale, non è coperta da ghiacci, mentre la calotta glaciale ricopre tutto l'interno del paese,formando uno strato profondo 3 chilometri..In questa zona le temperature raggiungono anche i -60°C.
Fiordi e isolotti le fanno da perimetro e la calotta di ghiaccio inizia con la terra ferma, per cui città e villaggi si trovano sugli isolotti. Piccoli agglomerati di case dai colori accesi, azzurro, verde giallo, nella tipica architettura nordica contrastano con il paesaggio quasi lunare.
Le infrastrutture sono limitate a poche strade che si srotolano in un questo paesaggio particolare, e non c'è ferrovia...
E per gli spostamenti?
Via mare o via aereo...
E per fare aggregazione? La Musica...
Quella tradizionale inuit, sopravvissuta al contatto con le culture europee.
In una serata al ritmo di speciali tamburi costruiti con una cornice di legno ovale dove viene tesa la vescica di un orso, si possono ascoltare melodie per le danze sacre che gli sciamani usavano nelle loro pratiche religiose. Un tempo si organizzavano anche duelli canori fra due contendenti, in cui a vincere era il partecipante che faceva ridere di più i presenti. Oppure, si cantava il Piseq una specie di diario personale sui fatti della vita quotidiana, e che si usava tramandare di generazione in generazione, una sorta di rap ante litteram.










lunedì 17 dicembre 2012

VIAGGI DI NATALE



Dicembre... Arriva la neve... e il freddo siberiano...

E poi NATALE...

Tutti gli anni in questo periodo la maggior parte delle persone si dedica alla ricerca dei doni...
Ma questo è un anno particolare e tutti si concentreranno sulla festa in famiglia, per godere degli affetti...
E aggregazione sarà il leit motiv di quest'anno.
L'immaginario collettivo in questo periodo pensa alle serate intorno al fuoco, a bere qualcosa con gli amici, magari nella grolla (tipica valdostana), ai racconti fiabeschi di Grimm (magari per i più piccini)...
E vengono alla mente immagini di montagne di ghiaccio, distese bianche, di un candore che abbaglia, e poi quando si parla con i bambini non c'è adulto che non abbia menzionato almeno una volta il laboratorio di Babbo Natale. In quale paese si trova questo fantastico laboratorio di giocattoli?

Ma in LAPPONIA naturalmente...



SAPMI, è il nome in lingua Sami di questa regione che comprende Norvegia, Svezia, Finlandia e la penisola di Kola in Russia.
Il suo fascino è unico....Basta pensare a quelle lunghe giornate, scure come la notte, perchè durante l’inverno il sole non sorge, si ferma al di sotto dell’orizzonte, quasi giocasse a nascondino... Il paesaggio illuminato quasi magicamente dalla neve, dalle stelle e dalla luna piena, assume un aspetto fiabesco, quasi gotico.
Ed è bello immaginare la vigilia di Natale in questi luoghi, dove regna il silenzio, rotto forse dallo scampanellio di qualche collare di animali... Dalle corse delle renne... Dove le mille lucine che provengono dalle finestre rimandano nell'immaginario collettivo un Presepe...
Nessuno ha troppa voglia di uscire di casa, come dargli torto con temperature che oscillano fra i - 40° e i - 15°.
Ma non è tutto... Musei che raccontano la storia dei Sami e piccole botteghe artigianali dove trovare tipicità e cose particolari, sia come souvenir che per assaggiare.
E per gli spostamenti? Non c'è nulla meglio di una slitta....





sabato 17 novembre 2012

DESTINAZIONI EMERGENTI: TORINO - ITALIA


http://www.tripadvisor.it/TravelersChoice-DestinationsontheRise

Che cos'è?
Una pagina da leggere!!!!!!!!!!!

DA NON PERDERE:


Da non perdere

domenica 21 ottobre 2012

MADRID




Dall'Argentina, torniamo in Europa, in un paese latino, dove si parla spagnolo...


Naturalmente, la Spagna... Dove faremo un vero e proprio tour. Fermandoci un po' qui e un po' la.... Partiremo da Madrid. Dal suo aereoporto, per la precisione Barajas, che si trova a 12 chilometri dal centro di Madrid. Grazie alla metropolitana, in circa 20 minuti potete raggiungere Puerta del Sol. Barajas è anche il maggior aereoporto con voli a destinazione America Latina dall'Europa.

Puerta del Sol è il luogo d'incontro, commercio, vita culturale e notturna più famoso di Madrid. E’ il chilometro 0 della rete stradale spagnola. Puerta del Sol, caratterizzata dall’orologio che batte i 12 rintocchi della mezzanotte di San Silvestro in uno dei riti più sentiti in Spagna (mangiare i dodici chicchi di uva al rintocco della mezzanotte), è il fulcro dei festeggiamenti di Capodanno.

A pochi metri troviamo Calle Mayor e Plaza Mayor. La piazza è porticata a pianta rettangolare, 129 metri per 94, chiusa nel suo perimetro da edifici a tre piani. Nove porte di accesso, delle quali la più conosciuta è l'Arco de Cuchilleros. Al centro del lato nord della piazza c'è la Casa de la Panadería e di fronte, si trova la Casa de la Carniceria. Al centro della piazza, si staglia la statua equestre di Felipe II.


Se pensiamo a Madrid le domande che ci poniamo sono molte. Come si vive oggi?


Esiste ancora la movida? No è soltanto un vecchio mito. Però Madrid continua a vivere di giorno e di notte. Ci sono i giorni “giusti” per frequentare i locali, i giorni per le cene a casa con gli amici, e le sere per “la cota”, una moda sempre più diffusa fra le persone fra i 30 ed i 50 anni: una sorta di degustazione di cibo e vino, dove ciascun partecipante porta qualcosa. Il che in tempo di crisi ha un valore aggiunto notevole, permette alle persone di continuare a ritrovarsi e di spendere poco. Ma quali sono i locali di tendenza? Uno dei più interessanti continua ad essere il Baroc, ma non è l’unico. Eppoi c'è il Tablao, dove gli aficionades vanno molte sere per vedere la star del momento, di cui don Manuel, il titolare, va molto fiero. Dove? Al Corral de la Moreria, nel centro storico di Madrid, vicino alla cattedrale dell'Almudena. Lì si mangia al ritmo del Flamenco, buon cibo ed ottimo vino.


La Cattedrale dell'Almudena, è sede dell'Arcidiocesi di Madrid. L'inizio della sua edificazione risale al1883. Fu consacrata da Giovanni Paolo II nel 1993 e si trova nella Piazza dell'Armeria, di fronte al Palazzo Reale. Quest'ultimo, residenza ufficiale dei reali di Spagna, è il palazzo reale più grande d'Europa. Edificato nel 1735, sulle rovine dell'Alcazar, distrutto nel XVII secolo da un incendio si estende su 135.000 metri quadrati, con 3418 stanze, utilizzate solo per motivi ufficiali (Il palazzo privato dei Re di Spagna è la Zarzuela).


Madrid è anche ristoranti, tantissimi e per tutte le tasche, a partire da quelli dove si mangia “a la barra” per arrivare a quelli con tovaglie di lino, posate d’argento e piatti di porcellana con un impeccabile servizio.

E del Prado che dire? Pinacoteca tra le più importanti del mondo... Tra le sue mura sono racchiuse opere di Botticelli, Caravaggio, El Greco, Goya, Mantegna, Raffaello, Rembrandt, Rubens, Velasquez... Per gli appassionati di arte passeggiare nelle stanze del Prado, respirare l'aria delle opere che ci si ferma ad ammirare e giungere alle proprie conclusioni, è una delle esperienze più straordinarie che si possa immaginare; ma altrettanto per chi non è appassionato di arte è un'esperienza sorprendente... Non dico che chi esce dal Prado decida di diventare pittore, ma una certa suggestione l'accompagnerà per un po'....



E gli under 25 che fanno? Si ritrovano nelle piazze, per la precisione in alcune piazze, dove chiacchierano, mandano sms a mezza Madrid e si preparano il “botellon”, un cocktail fai-da-te micidiale, superalcolico. Mentre, altri, più sportivi, in altre piazze, con monumenti e sculture adatte allo scopo si allenano con lo skate-board.


Madrid è cambiata, è una metropoli moderna, ma conserva ancora il suo fascino “caliente”, solo lo propone in un modo nuovo....

martedì 16 ottobre 2012

ARGENTINA

               Potrei raccontarvi molte cose di un luogo.... I monumenti, le vie, le chiese, le piazze, i locali, i
               ristoranti...
               Ma credo che la gente descriva meglio un luogo, per come vive nel quotidiano, per come veste,
               per le abitudini.... Tant'è  che per me il viaggio inizia non appena chiudo la porta di casa dietro
               le spalle...

Infatti, il viaggio che mi aspetta incomincia già all’aereoporto, non è il solito viaggio da turista. Parto per l’Argentina, in compagnia di una suora che da trentanni è missionaria laggiù e che ormai si sente quasi più “una del posto” che italiana. Lei conosce molto bene quel territorio di grandi contraddizioni, e soprattutto, conosce la gente e la vita vera. E attraverso lei, spero anche io di poter conoscere un po’ di più questo paese. So che non soggiornerò in alberghi lussuosi delle grandi catene internazionali, ma nelle missioni, dove il comfort è ridotto all’osso, ma il contatto con la gente è molto diretto. Quando scendiamo dall’aereo, dopo quasi quattordici ore di volo, sento quella strana sensazione che mi prende ogni volta all’arrivo in un paese straniero, la voglia di conoscere, la percezione dei colori, che mi sembrano più vividi, gli odori ed i profumi che avverto in tutta la loro intensità. E ancora più forte sento il desiderio di iniziare il nuovo viaggio, per conoscere, per vedere, per catturare con gli occhi quanto più mi è possibile. Fuori, nel parcheggio, ci aspetta il Padre  missionario con la Jeep, che ci porterà fino a Palo Santo, una missione sperduta nella provincia di Formosa, che si trova quasi al confine con il Paraguay. Il viaggio è già cominciato. Padre Nacho, ci porta al convento delle missionarie della Consolata, dove pranziamo e dove torneremo per passare la notte; dopo, il pasto mi chiede se voglio vedere un po’ Buenos Aires. Così,  ci dirigiamo in Avenida   9 de Julio, attorno a cui gravita il cuore pulsante della città. E’ impressionante il traffico, con una ressa selvaggia di automezzi, dove i coletivos e i taxi dai tetti gialli e neri saettano come fulmini; un andirivieni di persone, credo di tutte le razze, quasi ti risucchia nella sua scia e le vetrine, colorate, con esposti oggetti del genere più svariato ti affascinano con uno strano richiamo. Ma, la Buenos Aires che il Padre vuole mostrarmi è un’altra, quella più povera, dove i bambini, troppo spesso, sono lasciati da soli, a badare a sé stessi ed ai fratelli più piccoli. Dopo questo giro, la voglia di conoscere della turista se ne è andata, che cosa abbia preso il suo posto è difficile da dire. Ma, il religioso capisce il mio stato d’animo e mi porta a vedere la parte moderna della città, e poi, ci spostiamo a San Telmo,  un quartiere bohemien, frequentato da artisti ed intellettuali, pieno di negozi di antiquari che durante la siesta animano la plaza Dorrego. San Telmo è la sintesi storica della città dal 1700 ad oggi.  La giornata è stata intensa e la stanchezza comincia a farsi sentire, così mi riaccompagna al convento, dove tornerà a prendere me e la suora, la mattina successiva alle 4.30.  La tabella di marcia prevede una visita a Rosario, e dobbiamo riuscire a raggiungere la missione, dove ci fermeremo a dormire, prima che faccia buio, perché le strade sono pazzesche, delle piste incredibili, dove bisogna essere dei “vaschi” per non spaccare la macchina, o se stessi, inoltre, l’illuminazione fuori dall’abitato è scarsa o assente del tutto. Ma tutto questo è il viaggio che cercavo. Quando arriviamo alla missione è quasi buio, ci stanno aspettando e per l’occasione hanno preparato un “churrasco”, una sorta di grigliata, ma più folkloristica, gli spiedini, sono sostituiti da bastoni appuntiti, dove è stata infilata la carne, che sta cuocendo sul fuoco acceso nel cortile della missione. Le donne del posto hanno preparato del pane e l’acqua è stata depurata con le pastiglie che sanno di cloro. I bambini, una miriade, fanno festa, ridono e scherzano, e i ragazzi più grandi si sono organizzati per fare un po’ di musica, con dei bidoni, con delle latte, un paio di ragazzi hanno le chitarre e uno di loro ha un clarinetto che gli è stato regalato da un turista di passaggio. Donne, bambini, e pochissimi uomini. Salta agli occhi. Lavorano tutti fuori? No, non tutti. Alcuni si, sono costretti, a spostarsi per cercare lavoro, così lasciano le famiglie ed ogni tanto ricompaiono; molti altri, invece, hanno messo su famiglia, e poi sono andati via per cercare lavoro e non sono più tornati, così, molte ragazze si sono trovate da sole a dover sbarcare il lunario, magari con un figlio o due che non sanno come mantenere; in alcuni casi, al primo compagno ne è succeduto un secondo, poi un terzo, e ciascuno ha lasciato alla ragazza un figlio per ricordo. Ripartiamo dopo tre giorni, Padre Nacho passa in visita le missioni una volta al mese, per portare la posta ai religiosi, per sapere come vanno le cose, e se ci sono problemi urgenti da sbrigare. Oggi, la direzione è Santa Fe, dove faremo un’altra tappa. Costeggiamo il Paranà, dove il Chaco, il vasto bassopiano attraversato da fiumi dal corso lento e coperto da una prateria sparsa di arbusti, sembra aspettarci indolente. Tutto sembra svolgersi in un tempo rallentato, come un sogno ad occhi aperti, avvolti dal clima subtropicale. Il giorno successivo attraversiamo il Paranà e ci troviamo nella regione chiamata Entre Rios o Mesopotamia argentina, dove ci aspetta la foresta tropicale, lussureggiante, immensa. Grandi spazi dove non c’è una casa, dove può anche succedere di non incontrare anima viva, per fortuna, nemmeno morta. Qui, inizia un secondo viaggio, più spirituale, dove è possibile guardarsi dentro con più lucidità, dove il mondo che ti circonda ti stimola all’introspezione e contemporaneamente ti fa sentire parte di tutto ciò. Incomincio a capire dove possa avere origine la serenità che leggo negli occhi puri dei missionari, che passano in mezzo al dolore lo alleviano, lo condividono lo sopportano con dignità, e non ne diventano schiavi. In questo posto, è più facile avvicinarsi all’uomo, in generale ed a sé stessi in particolare. Il viaggio termina qualche giorno dopo a Palo Santo, in questa piccola missione sperduta nella frontiera argentina, dove le ragazze del posto, istruite dalle suore missionarie, stanno diventando infermiere, di cui c’è tanto bisogno, dato che il dottore passa solo una volta alla settimana, sarte, cuoche, alcune anche suore. Me gusta quedarme aqui, aun yo sepa que el momento de volver llegarà demasiado pronto!